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Le Attività Agrosilvopastorali


Il fertile terreno alluvionale della pianura era destinato alle tradizionali coltivazioni del grano e dei mais e alle risaie, mentre la fascia pedecollinare, formata da campicelli in lieve pendenza che risalendo la china lasciavano presto il posto alle "rive" sorrette da �masiere" o muretti di pietre a secco, era coltivata a viti, "sorgo turco", frumento e, nei versanti esposti a Sud, al riparo dai venti, a olivo. Le dorsali e i pendii più ripidi soggetti al dilavamento superficiale, coperti da vegetazione arbustiva e da boschi cedui, erano tagliati ogni dieci o dodici anni. In questi boschi erano raccolte le bacche di ginepro (b�zhole de den�vre) per l''industria dei liquori, lo sc�tano per la concia delle pelli, i pungitopo (bruschi) e le sparas�ne per i fiorai e, nei versanti esposti a Nord, le castagne e i marroni. Particolarmente adatto alle coltivazioni, in quanto ricco di terra scivolata dai pendii, era il fondo delle doline e delle depressioni carsiche. Una produzione caratteristica della Val Liona che durò fino alla fine degli anni Sessanta fu quella delle ciliegie e dei piselli. A maggio-giugno a Calto di Zovencedo, a Pederiva e a S.Germano calavano dai colli donne e uomini con le ceste ricolme di prodotti creando vivaci mercati stagionali. Delle produzioni di un tempo resta ora quasi esclusivamente il granoturco. Molti contadini allevavano anche un paio di mucche per il latte, per il vitello, che all''occasione erano utilizzate come forza-lavoro per trainare un carro o un aratro leggero (per le arature più profonde erano usati i buoi); chi non poteva permettersi una mucca, teneva pecore o capre. la magra economia agricola era integrata dall''allevamento del maiale e degli animali da cortile. Per la pastorizia, i documenti del passato ci parlano di pecore date in soc�da, cioè in società, di pastori provenienti dall''altopiano di Asiago, di diritti di pascolo, di multe ai proprietari che non custodiscono le loro bestie. Di quest'attività resta un ricordo nei cognomi o soprannomi di "Pastore", "Pastorello", "Capraro" e la presenza sui monti di S.Germano di alcuni casotti, particolari rifugi costruiti a secco con scaglie di pietra. Durante l'inverno il contadino si dedicava al taglio del bosco. La legna più pregiata era venduta (il rovere e il carpine come legna da ardere, il castagno come paio di sostegno per le viti), mentre i rami meno consistenti venivano bruciati sui focolari delle cucine e gli spinar�i (fascine di spini) portati dal fornaio. Alcuni toponimi (Carbonara, Carbonarola, "ara de carbon") testimoniano che nel lontano passato era prodotto anche il carbone. il taglio dei boschi di carpini e roveri per legna da ardere è ripreso solo da qualche anno; rimangono parzialmente integri i boschi di castagno il cui mercato dei pali per vigneti è stato in sostanza rimpiazzato da quello dei paletti in cemento.