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Le Attivita' Estrattive


Da tempi immemorabili, negli strati rocciosi dei Berici sono state aperte priare o cave per l'estrazione di quella che ora È chiamata Pietra di Vicenza.

Il calcare, originatosi da un lento e colossale deposito di organismi marini, era tagliato nelle priare di Costozza, Nanto, Lumignano, Villabalzana, Zovencedo, San Gottardo, Pederiva, S. Germano e Sarego con i sistemi primitivi del picchetto e delle pèndole (cunei) in blocchi che potevano raggiungere anche i quattro metri di lunghezza, per spessori di circa un metro, e trasportato nei laboratori a valle o in città su carri trainati da robusti buoi.

Appena estratta questa pietra può essere segata a mano e lavorata facilmente con martelline e scalpelli, ma una volta in opera incomincia ad indurire in superficie ed opporre una certa resistenza agli agenti atmosferici. Stele funerarie paleovenete, are votive romane, cippi, bassorilievi e capitelli ci confermano che l'uso di tale pietra è antichissimo.

Il Palladio la usò per le pilastrature di porte e finestre, per le colonne, per decorazioni architettoniche e per statue. Innumerevoli sono i lavori che producono anche attualmente valenti artisti intagliatori: statue e vasi decorativi per giardini, capitelli, fontane, lastre per rivestimento.

Dalla miniera dei Gazzo in Vai Liona, poi, è stata estratta fino all'ultima guerra la lignite, carbone fossile di recente formazione e di modesto potere calorifico. Di quest'attività sono rimaste poche testimonianze: l'imbocco semi ostruito di una galleria, i resti di un carrello di ferro e un capitello dedicato a S.Barbara, protettrice dei minatori e dei priàri.

Nelle valli fluvio-lacustri di Fimon, Brendola, Villa dei Ferro e S.Germano è stata scavata con badili e carriole la torba, combustibile di scarso valore. Le donne la stendevano al sole ad asciugare, e quindi la ammassavano in mucchi, pronti per essere caricati sui carretti o sugli autocarri.

La sabbia silicea del vasto deposito dell''altopiano di Pozzolo è stata utilizzata fin dal 700 nelle vetrerie padovane e veneziane. Usata successivamente e ancora oggi nelle fonderie, nelle cementerie e nelle industrie chimiche in genere, la sua escavazione ebbe un grande incremento nei periodi bellici (durante l'ultima guerra furono occupati fino a 120 operai).