colli berici colli berici

Gli Aspetti Paesaggistici


Nella pianura oggi intensamente coltivata che circonda i Colli Berici e anche nelle ampie valli che si insinuano all'interno del rilievo come pure nell'aperta campagna più a sud fino ai confini con le province di Padova e di Verona, è un susseguirsi continuo, piatto e monotono, di piccoli appezzamenti coltivati senza soluzione di continuità, delimitati unicamente da nudi fossi e da scoline rettilinee per l'irrigazione o per la bonifica dei campi. Sono così scomparsi già da diversi decenni e quasi ovunque i segni di quanto l'uomo aveva in passato messo a dimora (siepi, alberate, filari di gelsi ai margini dei campi o di salici lungo gli argini dei canali, viti maritate alle piante da frutto o ad altri sostegni vivi), che caratterizzavano la campagna veneta. Gli stessi, canali, i fossi e le scoline, quando non siano troppo inquinati o non vengano interrati o costretti a scorrere entro grosse tubazioni in cemento, rappresentano gli ultimi ambienti dove si concentra una maggiore diversità biologica. Qui si possono ancora osservare piante igrofile, ormai rare o scomparse altrove, e forme di vita animale, il cui ciclo biologico è strettamente legato alla presenza dell'acqua. Il paesaggio appare alquanto più articolato in collina. Anche in questo ambiente, tuttavia, l'uomo è intervenuto pesantemente, ricavando terrazzamenti e fazzoletti di terra per coltivare cereali, ortaggi e frutta, soprattutto la vite e l'olivo, ma questi ridotti appezzamenti appaiono sempre più, man mano che si sale in quota, isole circondate e quasi assediate da una vegetazione spontanea sempre più fitta, che negli ultimi decenni si è in parte riappropriata di terreni tenuti in passato in ordine e lavorati dall'uomo. Se alla base dei colli o nelle porzioni meno elevate dei versanti la macchia arbustiva appare ancora piuttosto rada, la copertura boschiva prende il sopravvento verso la sommità, fino a diventare prevalente alle quote più elevate, oltre che lungo i ripidi versanti delle valli più interne, che mostrano, a tratti, le fasce regolari private della copertura arborea dal taglio del bosco; sull'altopiano, solo il fondo piatto o in leggera pendenza delle doline e delle vallette carsiche appare a stento conquistato da magre e sofferenti coltivazioni. Il bosco, trattato a ceduo, sovente trascurato, si mostra giovane ed esile, non conserva più la bellezza e l'esuberanza delle vaste foreste secolari, che un tempo ricoprivano questi colli e invano si cercherebbero in questo ambiente i grandi patriarchi spontanei, alti decine e decine di metri. L’aspetto selvaggio, anche se disordinato, della porzione più orientale dei colli, accentuato dalle verticali pareti rocciose che troncano bruscamente verso est il succedersi delle dolci e armoniose morfologie sommitali, si stempera poi, fino a scomparire quasi del tutto, nel tratto di collina a sud-ovest, che digrada lentamente verso Lonigo. Un succedersi di ampie aree aperte, prive o quasi di copertura vegetale, mostra un paesaggio fortemente antropizzato, punteggiato da campi spogli, dove ciò che colpisce maggiormente è il colore rosso cupo della terra appena lavorata, che si alterna al verde e al giallo, secondo le stagioni, dei regolari filari coltivati.

Vigneti Pianura lago di Fimon di notte